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i vampiri oggi

Dracula Oggi


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Il vampiro e il suo mondo sono entrati di prepotenza a far parte della vita quotidiana per gruppi sempre più numerosi di persone. Si pensi ad esempio al gran numero di locali notturni e discoteche che in Europa, negli Stati Uniti e nel mondo sfruttano l'immagine e la simbologia vampiresca per attrarre un numero sempre più numeroso di giovani desiderosi di dare un tocco esclusivo alle proprie serate.
Negli USA è nata negli anni ottanta una vera e propria moda vampirica che ha indotto numerose persone a desiderare di possedere delle autentiche zanne da vampiro.

Come era ovvio che fosse, odontotecnici e dentisti intraprendenti hanno messo su un vero e proprio business: già con $ 79.99 è possibile farsi impiantare delle autentiche zanne, limare gli incisivi e quant'altro, a seconda dei propri gusti e delle proprie tasche. On-line si possono trovare dei cataloghi fotografici molto interessanti.
Un altro aspetto interessante dell'evoluzione della cultura vampirica è quello sviluppatosi intorno ai giochi di ruolo. In questo senso l'apporto di internet è stato decisivo, poichè centinaia di persone possono giocare da qualunque luogo e in qualunque momento con chiunque.

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Lo studio scientifico è appena stato pubblicato su Psychoterapy and Psycosomatics. Autore: Vedat Sar, medico del Dipartimento di Psichiatria dell’Università di Istanbul. Tema: un ragazzo vampiro. Certo, sia chiaro, non un tizio che si trasforma in pipistrello o che è condannato alla “non morte” eterna.
Ma si tratta comunque di un ragazzo di 23 anni costretto ad andare in clinica per la “dipendenza” da sangue umano, che beveva ormai da due anni. Una storia che inquieta non poco, se si pensa che il giovane aveva iniziato col proprio, raccolto in un bicchiere dopo essersi tagliato braccia e torace.
Ma presto era passato al sangue altrui, finendo incriminato più volte per aver morso o ferito a coltellate diverse persone. Attaccando anche i parenti e costringendo il padre a procurargli liquidi alla banca del sangue. Il dottor Sar, nell’analizzare il caso, lo ha definito un caso di “disturbo post-traumatico da stress” dovuto ad un passato difficile, fatto di lavori saltuari, povertà, un’espulsione dall’esercito per comportamenti poco ortodossi e dai flashback continui della morte della figlia di quattro mesi, dello zio che gli avevano ucciso e spirato tra le sue braccia, e di un delitto commesso da un amico, cui aveva assistito. Era nato così il “piacere” per il sangue, e dall’idea di vedere spesso un immaginario bambino di sei anni che lo incitava alla violenza.
Un ricovero non è bastato, ne sono serviti due per altrettanti di cure, almeno per disintossicarlo dalla “sete di sangue”.
Nello studio il medico riferisce che casi analoghi sono noti in psichiatria fin dagli anni ’60, anche se spesso si tratta di soggetti schizofrenici. Casi di cui si sa poco, anche se talvolta, affiorano dalla cronaca.


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